Dentro l’Europa: il mio percorso al Parlamento Europeo

Ci sono esperienze che non iniziano nel momento in cui sali su un aereo e non finiscono quando torni a casa.

La mia partecipazione alla seconda edizione di Parlami d’Europa è stata esattamente questo: un percorso lungo, intenso, fatto di confronto, studio, call, proposte, documenti condivisi e, infine, di presenza fisica dentro uno dei luoghi simbolo della democrazia europea: il Parlamento Europeo di Bruxelles.

Sono stato selezionato dall’eurodeputato Giuseppe Antoci tra i partecipanti provenienti dalla Sicilia e inserito nel tavolo di lavoro dedicato a imprese, innovazione e sviluppo sostenibile, coordinato dall’eurodeputato Gaetano Pedullà insieme al suo staff.

Non è stato un semplice viaggio istituzionale. È stato un cammino cominciato mesi prima, attraverso incontri online, confronti tra ragazzi provenienti da esperienze diverse e un lavoro costante di elaborazione.
Un percorso che ci ha portati a discutere, proporre, limare idee e contribuire alla costruzione di un documento finale.

Un ringraziamento particolare va proprio a Gaetano Pedullà e al suo staff, per aver seguito il nostro tavolo con attenzione e disponibilità, e a Maurizio e Sabrina, che ci hanno accompagnato e coadiuvato nello sviluppo dei temi, aiutandoci a trasformare il confronto in una proposta strutturata.

Perché spesso si pensa che la politica sia fatta solo di momenti pubblici, foto, interventi e dichiarazioni. In realtà, dietro ogni proposta seria c’è una parte meno visibile: riunioni lunghe, discussioni accese, punti di vista diversi, sintesi difficili, bozze da rivedere e la necessità di trovare un equilibrio tra visione politica e concretezza.

Le nostre videocall, a volte vere e proprie “videocall fiume”, sono state proprio questo: uno spazio di lavoro reale. Non sempre semplice, non sempre lineare, ma sicuramente utile. Perché confrontarsi significa anche imparare a mettere in discussione la propria idea iniziale, ascoltare gli altri e provare a costruire qualcosa che non sia solo individuale, ma collettivo.

Il percorso è culminato nella relazione finale in plenaria, che si è tenuta il 10 giugno, un momento importante di restituzione del lavoro svolto dai tavoli tematici. Di quella giornata e del contenuto del nostro documento parlerò più avanti nel dettaglio, perché merita uno spazio specifico.

L’arrivo a Bruxelles e il primo impatto con le istituzioni europee

Arrivare a Bruxelles e varcare gli spazi del Parlamento Europeo significa rendersi conto fisicamente di quanto l’Europa non sia un concetto astratto.

Spesso parliamo di Unione Europea come qualcosa di distante, burocratico, quasi impersonale. Ma quando entri in quei luoghi, quando attraversi corridoi, sale riunioni, uffici, spazi di lavoro, capisci che lì dentro si muove una parte importante delle decisioni che incidono sulla vita quotidiana dei cittadini, delle imprese, dei territori e delle future generazioni.

Durante il percorso abbiamo visitato anche la House of European History e il Parlamentarium, due luoghi che aiutano a comprendere meglio non soltanto il funzionamento delle istituzioni, ma anche il senso storico e politico del progetto europeo.

Perché l’Europa non nasce soltanto da trattati, regolamenti e direttive.
Nasce da una storia complessa, da conflitti, ricostruzioni, compromessi, paure, speranze e dalla volontà di costruire uno spazio comune dopo pagine drammatiche del nostro continente.

E forse, per una generazione come la nostra, abituata a vivere l’Europa spesso come un dato acquisito, toccare con mano quella storia è importante. Serve a ricordarci che ciò che oggi consideriamo normale, in realtà, è il risultato di scelte politiche, sacrifici e visioni che non vanno date per scontate.

Capire l’Europa da dentro

Uno dei momenti più interessanti è stato il confronto sul funzionamento dell’Unione Europea insieme a un funzionario dell’UE, un giovane ragazzo italiano, e agli eurodeputati Gaetano Pedullà e Pasquale Tridico, ex presidente dell’INPS e capo delegazione degli europarlamentari del Movimento 5 Stelle.

È stato un passaggio utile perché spesso si parla di Europa senza conoscerne davvero i meccanismi.

Chi decide cosa?
Qual è il ruolo del Parlamento Europeo?
Come si costruisce una posizione politica?
Come si passa da un’idea a una proposta?
Quanto pesano i gruppi parlamentari, le commissioni, le delegazioni, i compromessi?

Sono domande che sembrano tecniche, ma in realtà sono profondamente politiche. Perché capire come funziona un’istituzione significa anche capire dove si può incidere, quali sono i limiti, quali gli spazi di manovra e quali strumenti hanno i cittadini, i giovani e i rappresentanti eletti per portare avanti una visione.

In quel momento ho avuto la sensazione che l’Europa, pur restando complessa, diventasse meno distante. Non più soltanto un livello istituzionale lontano, ma un sistema fatto di persone, procedure, confronto e responsabilità.

La pausa pranzo e la dura realtà della baguette

Terminata la prima parte dei lavori, è arrivato anche il momento della pausa pranzo. E qui, lo ammetto, ho probabilmente preso una delle decisioni peggiori dell’intero viaggio.

Una piccola baguette con carne di maiale e senape.

Sulla carta poteva sembrare una scelta innocente. Nella realtà, la carne aveva una consistenza molto vicina allo “SPAM” americano. Un’esperienza gastronomica che potrei definire europea solo perché consumata a Bruxelles, ma che per il resto merita di essere archiviata rapidamente tra le cose da non ripetere.

Meglio sorvolare sul pranzo.

Anche perché, subito dopo, i lavori sono entrati davvero nel vivo.

Il quattordicesimo piano dell’Altiero Spinelli

Nel pomeriggio siamo saliti al quattordicesimo piano dell’edificio Altiero Spinelli, un’area riservata ai gruppi parlamentari e non accessibile ai semplici visitatori.

È stato uno di quei momenti in cui percepisci il passaggio da “visita istituzionale” a esperienza interna, concreta, quasi quotidiana del lavoro parlamentare.

Entrare in una sala riunioni, sedersi attorno a un tavolo con gli altri ragazzi, confrontarsi con Gaetano Pedullà e con il suo staff, discutere del lavoro svolto nei mesi precedenti, significa dare forma reale a ciò che fino a quel momento era rimasto dentro call, documenti condivisi e confronti a distanza.

La vista dal 14°esimo piano

Il nostro tavolo, dedicato a imprese, innovazione e sviluppo sostenibile, ha affrontato temi centrali per il futuro dell’Europa: il rapporto tra piccole e medie imprese e intelligenza artificiale, la necessità di accompagnare il tessuto produttivo nella transizione digitale, il tema della sovranità tecnologica e il rischio che l’innovazione diventi un fattore di ulteriore disuguaglianza se non viene governata politicamente.

Perché il punto non è soltanto introdurre nuove tecnologie. Il punto è capire chi potrà davvero utilizzarle, con quali strumenti, con quale formazione e con quali garanzie.

Se le grandi imprese corrono e le piccole realtà restano sole, se i territori periferici vengono lasciati indietro, se i giovani non vengono formati adeguatamente, allora l’innovazione rischia di essere subita invece che guidata.

Ed è proprio su questo che il nostro tavolo ha provato a lavorare: come rendere l’intelligenza artificiale non un privilegio per pochi, ma uno strumento accessibile, utile e sostenibile anche per le imprese più piccole e per i territori che spesso restano fuori dai grandi processi di trasformazione.

L’incontro con Giuseppe Conte

Dopo circa due ore di confronto, al nostro tavolo è arrivato Giuseppe Conte.

È stato un momento breve, ma significativo. Breve perché i tempi erano strettissimi, scanditi da quella che durante il viaggio abbiamo imparato a chiamare, con un misto di rispetto e rassegnazione, la logica dei “tempi europei”: tutto preciso, tutto incastrato, tutto con margini ridotti.

Avrei voluto porre molte più domande. Credo che in tanti avremmo voluto farlo. Ma il tempo, come spesso accade in questi contesti, non basta mai.

Nonostante questo, è stato possibile ascoltare il suo contributo ai tavoli tematici e scambiare alcune opinioni sull’attualità politica e anche sulle questioni interne al Movimento, di cui è presidente.

Al di là delle appartenenze e delle valutazioni politiche, confrontarsi direttamente con chi ha ricoperto ruoli istituzionali di primo piano dà sempre una prospettiva diversa. Ti permette di percepire la distanza tra il dibattito pubblico, spesso semplificato e urlato, e la complessità reale delle decisioni politiche.

E forse è proprio questo uno degli aspetti che porto con me da Bruxelles: la consapevolezza che la politica richiede presenza, studio, ascolto e capacità di stare dentro la complessità.

Dalla riunione alla plenaria

Dopo l’intervento di Giuseppe Conte al nostro tavolo, i lavori sono proseguiti ancora per circa un’ora.

È stato un momento utile per rimettere insieme le idee, confrontarci sugli ultimi dettagli e prepararci alla fase successiva della giornata: la restituzione finale del lavoro svolto da tutti i tavoli.

Prima, però, ci siamo concessi un piccolo break in uno dei punti ristoro dell’Altiero Spinelli. Un momento breve, quasi necessario, per respirare un attimo dopo ore intense di confronto, appunti, interventi e ragionamenti.

Ripassiamo qualcosa prima del discorso

Poi siamo entrati in una delle sale conferenze più riconoscibili del Parlamento Europeo, una di quelle che spesso capita di vedere in televisione durante eventi, conferenze stampa e momenti istituzionali.

Sedersi lì, in quel contesto, non è stato un passaggio banale.

Perché fino a quel momento il lavoro era stato fatto tra call, documenti, riunioni, confronti online e discussioni al tavolo. Ma entrare in quella sala significava portare tutto quel percorso davanti a una platea vera, in un luogo carico di significato politico e istituzionale.

Classica foto di rito

Dopo qualche foto di rito, sono iniziati i lavori.

Ogni gruppo ha avuto modo di esporre il proprio progetto, raccontare il lavoro svolto e presentare le proposte elaborate nei mesi precedenti.
È stato interessante ascoltare il contributo degli altri tavoli, perché ogni gruppo ha portato un pezzo diverso di futuro: idee, priorità, visioni e soluzioni nate dal confronto tra giovani provenienti da territori ed esperienze differenti.

L’emozione di rappresentare il mio tavolo

Per il tavolo dedicato a imprese, innovazione e sviluppo sostenibile sono stati scelti due relatori.

Ho avuto l’orgoglio e la responsabilità di essere uno di loro.

Rappresentare il mio tavolo davanti alla platea, agli altri partecipanti, agli eurodeputati e al presidente Giuseppe Conte è stato uno dei momenti più emozionanti dell’intero percorso.

Con l’eurodeputato Gaetano Pedullà

Lo ammetto: l’emozione era tanta.

Il cuore in gola, la consapevolezza del luogo, il peso del lavoro fatto insieme, la responsabilità di raccontare non soltanto una proposta personale, ma il risultato di mesi di confronto collettivo.

In quei pochi minuti bisognava riuscire a restituire il senso del nostro lavoro: il rapporto tra imprese e intelligenza artificiale, la necessità di rendere l’innovazione accessibile, il tema della sovranità tecnologica, il ruolo dell’Europa nel governare i cambiamenti e l’importanza di non lasciare sole le piccole e medie imprese davanti a trasformazioni così rapide.

Non era semplicemente “parlare in pubblico”.

Era dare voce a un percorso.

Era rappresentare un gruppo.

Era provare a trasformare mesi di lavoro in un messaggio chiaro, comprensibile e politico.

Alla fine è andato tutto per il meglio. E, superata l’emozione iniziale, è rimasta una sensazione molto bella: quella di aver fatto la propria parte.

La fine dei lavori e l’inizio dei festeggiamenti

Conclusa l’esposizione di tutti i gruppi, la giornata istituzionale è arrivata al termine.

Una giornata lunga, intensa, piena di incontri, contenuti, emozioni e responsabilità. Una di quelle giornate che ti stancano, ma allo stesso tempo ti lasciano addosso energia.

Dopo ore di lavoro, confronti e interventi, è arrivato anche il momento dei dovuti festeggiamenti.

Ci siamo ritrovati in un pub per un rinfresco insieme agli eurodeputati, agli assistenti parlamentari, allo staff e agli altri partecipanti. E lì, in un contesto completamente diverso rispetto alle sale del Parlamento, la giornata ha assunto un altro volto.

Insieme ai miei colleghi siciliani – Gruppo logistico

Tra chiacchiere, musica italiana dance e qualche cocktail, quella che era iniziata come una giornata istituzionale si è trasformata in una serata davvero indimenticabile.

Uno di quei momenti in cui le distanze si accorciano.

Eurodeputati, assistenti parlamentari e partecipanti si sono ritrovati nello stesso spazio, senza formalità e senza barriere, a parlare, ridere, cantare e ballare insieme.

Ed è stato bello anche per questo: perché dopo ore passate a discutere di Europa, istituzioni, futuro, imprese, giovani e innovazione, ci siamo ricordati che la politica è fatta anche di relazioni umane.

Di volti.

Di incontri.

Di momenti condivisi.

Di persone che, almeno per una sera, smettono di essere ruoli e tornano semplicemente a essere parte della stessa esperienza.

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