Questa mattina, allo Sbarcadero di Santa Lucia, si è svolta una manifestazione pacifica su un tema che riguarda l’intera comunità siracusana: il libero accesso al mare e il rispetto del demanio pubblico.
La questione, negli ultimi mesi, è tornata al centro del dibattito cittadino. Si parla della spiaggia dello Sbarcadero, di accessi al mare, di concessioni demaniali, di recinzioni, di provvedimenti amministrativi e di responsabilità istituzionali. Una vicenda complessa, che ha visto anche pronunciamenti del TAR e contestazioni sul modo in cui, negli anni, sarebbe stato gestito l’accesso a un tratto di costa che appartiene alla collettività. Alcune ricostruzioni giornalistiche hanno evidenziato come il TAR abbia annullato provvedimenti relativi alla rimozione di opere, ritenendo ancora valido ed efficace il titolo concessorio originario; altre ricostruzioni locali hanno invece sollevato dubbi sulla reale estensione delle aree occupate e sulla fruizione della spiaggia da parte dei cittadini.
Al di là degli aspetti tecnici, amministrativi e giudiziari, resta un principio semplice: il mare è un bene comune.

E quando si parla di beni comuni, non dovrebbe esistere una lettura di destra o di sinistra. Esistono le regole. Esiste la legge. Esiste il diritto dei cittadini a poter fruire liberamente del mare, della costa e degli spazi pubblici.
Non una battaglia contro qualcuno, ma a favore di un principio
La manifestazione di questa mattina non deve essere letta come una battaglia contro qualcuno, ma come una presa di posizione a favore di un principio fondamentale: nessuno può sentirsi al di sopra delle regole.
Le concessioni demaniali, quando esistono, devono essere rispettate nei limiti previsti. Chi gestisce uno spazio sul demanio pubblico ha diritti, ma ha anche doveri. E tra questi doveri rientra il rispetto delle prescrizioni, degli accessi, della fruibilità pubblica e dell’interesse collettivo.
Allo stesso modo, le istituzioni hanno il dovere di vigilare, intervenire e garantire che il bene pubblico non venga sottratto, anche solo di fatto, alla comunità. Il silenzio, l’inerzia o l’ambiguità amministrativa rischiano di trasformarsi in una forma di legittimazione dell’abuso, o comunque in una rinuncia alla tutela dell’interesse pubblico.
È proprio questo uno dei punti più delicati emersi anche nel comunicato che ha preceduto la manifestazione: secondo gli organizzatori, per anni sarebbero mancati atti formali, contestazioni e interventi chiari da parte degli enti competenti. Una situazione che, sempre secondo quanto denunciato, avrebbe finito per incidere anche sul piano giudiziario, perché l’assenza di contestazioni ufficiali sarebbe stata richiamata nelle difese del concessionario.
Il demanio pubblico non è proprietà privata
Il tema dello Sbarcadero di Santa Lucia va oltre il singolo caso. Riguarda il rapporto tra città e mare.
Siracusa è una città che vive sul mare, che costruisce parte della propria identità attorno al mare, che promuove il proprio patrimonio paesaggistico, turistico e culturale anche attraverso il rapporto con la costa. Non si può però celebrare il mare nelle brochure, nei video promozionali e nei progetti di riqualificazione, e poi accettare che l’accesso reale diventi difficile, limitato o subordinato a logiche private.
Lo Sbarcadero, tra l’altro, è interessato anche da un percorso di riqualificazione urbana. Il Comune di Siracusa ha presentato il progetto di riqualificazione di Riva Porto Lachio e dello Sbarcadero Santa Lucia come un intervento destinato a restituire alla città una vasta area affacciata sul mare, con spazi aperti, percorsi pedonali e una nuova fruizione del waterfront. Proprio per questo, il tema dell’accessibilità non può essere secondario: una riqualificazione ha senso pieno solo se restituisce davvero lo spazio alla collettività.
Il demanio pubblico non è una concessione morale. È un bene che appartiene alla comunità e che può essere affidato in gestione solo entro limiti precisi. Quei limiti devono essere chiari, verificabili e rispettati.
Liberalizzare gli accessi al mare
Il punto politico e civico della manifestazione può essere riassunto in una frase: occorre liberalizzare e garantire gli accessi al mare.
Questo non significa negare l’esistenza delle concessioni o demonizzare chi svolge attività economiche legate alla costa. Significa però stabilire un confine netto: l’attività privata non può comprimere il diritto pubblico alla fruizione del mare.
Liberalizzare gli accessi significa garantire varchi liberi, percorsi chiari, controlli effettivi e informazioni trasparenti. Significa impedire che cancelli, recinzioni, barriere fisiche o incertezze amministrative rendano di fatto inaccessibile ciò che dovrebbe restare pubblico.
Significa, soprattutto, affermare un principio di buon senso: il mare non può essere un privilegio per pochi.

Le regole devono valere per tutti
Questa vicenda non dovrebbe essere trasformata in uno scontro ideologico. Non è una questione di appartenenza politica. Non è una bandierina da piantare. Non è una gara tra chi è “più ambientalista”, “più legalitario” o “più vicino ai cittadini”.
È una questione molto più semplice: le regole devono valere per tutti.
Devono valere per i cittadini, che hanno il dovere di rispettare gli spazi pubblici.
Devono valere per i concessionari, che hanno il dovere di rispettare i limiti delle autorizzazioni ricevute.
Devono valere per le istituzioni, che hanno il dovere di controllare, intervenire e non lasciare zone grigie.
Quando le regole non vengono applicate in modo chiaro, il danno non è solo giuridico. È anche culturale. Perché passa l’idea che il bene pubblico possa diventare proprietà di fatto, che il diritto collettivo possa essere sacrificato davanti alla forza dell’abitudine, che ciò che resta chiuso per anni finisca quasi per sembrare naturalmente chiuso.
Ma non è così.
Il mare come diritto collettivo
La manifestazione di questa mattina ha avuto il merito di riportare al centro un tema che spesso viene dato per scontato: il diritto al mare.
Per una città come Siracusa, il mare non è solo paesaggio. È identità, salute, socialità, memoria, economia, turismo, qualità della vita. È uno spazio fisico e simbolico che non può essere sottratto alla comunità.
Difendere l’accesso al mare significa difendere un’idea di città più aperta, più giusta e più rispettosa dei propri beni comuni.
Non si tratta di essere contro qualcuno. Si tratta di essere a favore di qualcosa: della legalità, della trasparenza, dell’uguaglianza nell’accesso agli spazi pubblici.
La vicenda dello Sbarcadero di Santa Lucia dimostra quanto sia importante mantenere alta l’attenzione sui beni comuni e sul ruolo delle istituzioni.
Il mare non può essere oggetto di ambiguità. Il demanio pubblico non può diventare una zona grigia. Le concessioni non possono trasformarsi in recinti invalicabili. E le istituzioni non possono limitarsi a osservare mentre i cittadini rivendicano un diritto che dovrebbe essere già garantito.
La manifestazione di questa mattina ha ricordato un principio semplice, ma fondamentale: il mare è di tutti.
E proprio perché è di tutti, va tutelato, rispettato e reso realmente accessibile.
Non per una parte politica.
Non per una categoria.
Non per interesse di qualcuno.
Ma per la città, per i cittadini e per il rispetto delle regole.